incontro 8 maggio.jpeg

Quando ho sentito parlare di medicina narrativa mi sono subito interessato perché è necessario ascoltare e comprendere al meglio quello che ci raccontano gli altri. Interessarsi del prossimo è al centro del nostro percorso della PERSONA. Prima dell’intervento della dottoressa Midijla, vorrei fare una introduzione sul linguaggio. Ci sarebbe da dire per giorni e anni sul linguaggio, cercherò di delineare alcune sfumature che ci interessano.

Il linguaggio influenza enormemente le persone, non tanto per i messaggi che si veicolano che in realtà incidono per il 7% ma per il suono, il tono, le pause: il para verbale. Quanti di noi ascoltano musica straniera senza capirne il significato ma facendosi trasportare dalla musicalità delle parole? Sono tanti i suoni di cui mi sono interessato. Ce n’è uno che voglio prendere in considerazione d è il suono della S che varia sensibilmente da paese a paese in Italia. Come esempio proviamo a dire la parola ”pasqua”. Diciamo che al nord la S è stretta mentre nel sud è larga. Come nasce questo suono? Dall’acqua. La S del nord è un rubinetto aperto poco, mentre la S del sud è un rubinetto aperto molto. Questo si è verificato perché essendo il sud più caloroso del nord, l’umore è più passionale e le emozioni sono più aperte rispetto al nord. Quindi mentre parliamo abbiamo bisogno di “scaricare” questa tensione e lo si fa aprendo maggiormente la S facendo fluire più tensione fuori. Il linguaggio è inconsciamente una medicina dell’anima e del nostro umore.

Se rimaniamo nel campo del verbale, incide molto la scelta di certe parole rispetto ad altre.

Esempio: dire “io sono juventino” o “io tifo la juventus”, sembrano frasi simili ma sono veramente diverse. Il verbo essere incide maggiormente e ci lega enormemente alla cosa che esprimiamo. Il verbo essere ci condiziona maggiormente a differenza di altri come “tifare”. Quindi attenti a dire “io sono…” deve essere qualcosa di veramente valido e importante: strategico. Molto spesso dobbiamo passare da “essere” ad “avere” per una maggior pulizia della propria identità.

Un altro esempio è la negazione. Crediamo che segua linearmente il messaggio che vogliamo veicolare ma a volte non è così. Facciamo un esempio: “non immaginare un elefante rosa”. Cosa fa la nostra mente? Immagina un elefante rosa, questo perché la nostra mente non tiene conto del “non”. Ma allora perché Dio ha dato con la negazione la maggior parte dei comandamenti? Il “non” funziona nell’emergenza e pericolo. Serviva al popolo ebraico di allora che molto duro di testa. Infatti, i nuovi due comandamenti di Gesù: l’11 e il 12° sono tutti affermativi: ama il tuo prossimo come te stesso, amatevi gli uni e gli altri come Dio vi ama.

C’ una donna tedesca del medioevo che è un grande punto di riferimento per la medicina in generale e quindi anche quella legata al linguaggio: Ildegarda di Bingen. Sarà una figura molto importante per i nostri prossimi progetti e ci tenevamo presentarla già da ora.

La figura di Ildegarda di Bingen (1098–1179) — monaca benedettina, mistica, musicista e naturalista — rappresenta una delle radici più affascinanti e inaspettate di quella che oggi definiamo Medicina Narrativa. Sebbene separata da noi da quasi un millennio, la sua visione della cura anticipa la necessità moderna di rimettere la "storia" del paziente al centro del percorso terapeutico.

La Visione Olistica: L'Uomo come Microcosmo

Per Ildegarda, la malattia non era mai un evento isolato o puramente meccanico. Nelle sue opere mediche, come il Physica e il Causae et Curae, emerge l'idea che la salute sia il risultato di un equilibrio dinamico, chiamato Viriditas (la "forza verde" o vigore vitale).

I pilastri del suo approccio che risuonano nella medicina narrativa sono:

  • L’interconnessione: L'essere umano è uno specchio del cosmo. Uno squilibrio nell'ambiente o nello spirito si manifesta nel corpo.
  • La Psicosomatica Ante Litteram: Ildegarda fu tra le prime a descrivere come le emozioni (malinconia, ira, gioia) influenzino direttamente la fisiologia.
  • La narrazione del sé: Nelle sue visioni, il corpo "parla" attraverso simboli e immagini, richiedendo un'interpretazione che vada oltre il sintomo fisico.

Punti di Contatto con la Medicina Narrativa Moderna

La medicina narrativa oggi si propone di integrare il biomedical model (centrato sulla malattia, disease) con la narrazione del paziente (centrata sul vissuto, illness). Ildegarda operava in modo simile:

  1. L'Ascolto dell'Anima: La medicina narrativa valorizza l'ascolto attivo. Ildegarda "ascoltava" le visioni e i messaggi del corpo, trattando il malato non come un oggetto da riparare, ma come un soggetto inserito in un contesto spirituale e biografico.
  2. Il Linguaggio Metaforico: Ildegarda utilizzava metafore potenti (il vento, il fuoco, le erbe) per spiegare i processi di guarigione. Allo stesso modo, la medicina narrativa utilizza il racconto e la metafora per aiutare il paziente a dare un senso al dolore.
  3. La Relazione di Cura: Per la Santa di Bingen, il medico/guaritore deve possedere empatia e comprensione delle leggi naturali. La cura non è un atto autoritario, ma un accompagnamento verso la riconquista della propria Viriditas.

Segue l'intervento “Educere narrando” della dottoressa in psicologia e scienze dell'educazione Yasmine Mjidila

medicina narrativa_pagina_01.jpeg
medicina narrativa_pagina_02.jpeg

Tutte le altre 42 slide dell'intervento possono essere richieste scrivendo a: riccardo@associazionemodi.it